sabato 24 maggio 2014

Laboratorio Swiss & Global - Lezione N. 85 – Motivazione, concentrazione, e cambiare idea


Nella lezione precedente ho trattato la questione della motivazione nelle organizzazioni complesse, come le aziende. Ho detto come si debba suddividere un problema in moltissime tappe, senza però perdere di vista la meta finale. Quando invece siamo soli, e vogliamo non perdere per strada la motivazione, il segreto è focalizzarsi su quella cosa che dobbiamo fare, isolandoci su di essa e concentrandoci, senza badare ad altro.


Questa strategia è efficace quando dobbiamo, ancora una volta, risolvere un problema in modi analoghi a quelli già impiegati in passato. Per esempio: studiare per un esame, preparare una relazione per il nostro superiore, riassumergli in modo ordinato e in poco tempo quello che secondo noi si deve fare (per scritto è più facile, se lo facciamo a voce, dobbiamo prepararci con cura). Sappiamo e possiamo farlo, con cura e tenacia. Ci sono però altri problemi, dove non è disponibile una strategia già collaudata. In questi casi dobbiamo, via via che lavoriamo per il nostro scopo finale, non solo concentrarci sui dettagli, ma tenere d’occhio lo sfondo. Cioè, fuor di metafora (figura-sfondo), controllare che cosa fanno gli altri, come reagiscono alle nostre mosse, che informazioni ci danno direttamente o indirettamente. Dobbiamo usare queste informazioni come tracce, indizi per farci trovare una nuova via.
E’ questo il caso, per esempio, che incontrai studiando la possibile trasformazione di una pasta per nocciole, affermatasi per merende fanciullesche, in goloserie per adulti. All’inizio non era un problema aziendale, un obiettivo chiaro, ma un problema inventato, da risolvere dentro la testa. Altra faccenda era poi implementare la soluzione, cioè applicarla, una volta scoperta, per così dire, la strada nascosta nel fitto del bosco. Ecco, in questi casi, il rapporto tra la figura, su cui dobbiamo concentrarci, e lo sfondo da non perdere di vista, è simile a quello di una figura reversibile, come il cubo di Necker (digitare Necker su Google e guardare i vari esempi). Bisogna concentrarsi su se stessi, alla ricerca della soluzione, ma non tralasciare gli altri e le risposte che ci danno, insieme al mondo circostante, in un continuo alternarsi di figura-sfondo. Il problema è individuare la giusta figura e il giusto sfondo, e per questo non ci sono ricette già fatte. Ogni torta riuscita ha la sua ricetta particolare.
Quando si riuscì a vedere, tenendo sullo sfondo la pasta di nocciole/merenda, la possibilità che un cioccolatino emergesse, e diventasse figura, si riuscì a staccarsi dal punto di vista precedente, dal passato fatto di crema per nocciole. In altre parole si rifiutò quella che sembrava la soluzione più ovvia, la si mise in crisi, la si falsificò dopo averci pensato su.
A questo riguardo voglio raccontarvi un pezzo della mia vita. Avevo lavorato in banca, fatto l’insegnante, il militare, e mi ero laureato dopo un solo esame di psicologia. All’università di Padova c’era un piccolo gruppo di studiosi interessati soprattutto alla psicologia della percezione, la descrizione cioè delle superfici del mondo, così come si presentano ai nostri occhi. Laureatomi con Paolo Bozzi, un prof. eccezionale, lavoravo per il capo dell’istituto, Fabio Metelli. Naturalmente, quel che dovevo fare era condurre esperimenti di percezione visiva.  
Ricordati che il tuo compito non è trovare altre triplette che seguono quella regola. Il tuo compito è trovare la regola. Solo quando sarai sicuro di aver trovato la regola, me la dirai. Ecco tre numeri che seguono la regola 2 4 6.
Avete una settimana, se volete pensarci. Nella prossima lezione mi concentrerò sulla soluzione e il perché questo problema sia così importante rispetto alla questione del trovare nuove idee, del cambiare il punto di vista del passato. Non sono un sadico, e quindi la soluzione ve la do subito. La regola è: tre numeri qualsiasi, crescenti.

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